martedì 10 aprile 2012




Villanova: manca un progetto.



L’annuncio dell’imminente istituzione della Zona a Traffico Limitato (ZTL) e della Zona Pedonale (ZP) a Villanova ha generato un vivace malumore tra gli abitanti dello storico quartiere. Si tratta di un malumore fondato su ragioni ben chiare e condivisibili; non sull’avversione aprioristica alla pedonalizzazione ma sulla legittima rivendicazione di servizi per i cittadini e di misure che accompagnino i provvedimenti di limitazione al traffico.

Noi siamo favorevoli alle ZTL e alle ZP, anche a Villanova, ma devono essere interne ad un progetto di riqualificazione umana e sociale di un’area; invece, la Giunta comunale, che pure lealmente sosteniamo, agisce sul centro storico in continuità con la fallimentare azione di Floris e Onorato attraverso modalità che non condividiamo.
Manca una progettazione e non esiste un regolamento per le ZP. Il Piano Urbano della Mobilità (PUM) non prevede alcuna limitazione al traffico nel quartiere di Villanova. Nonostante ciò si procede in tutta fretta con la chiusura al traffico di un’area di oltre otto ettari abitata da circa seimila persone. Come un coniglio dal cilindro, appare la pedonalizzazione di Villanova nonostante la mancanza di un progetto complessivo. Ma su quali basi si fa, quindi, la ZTL e la ZP? Si utilizzano vecchie indagini (della precedente amministrazione di centrodestra) che quei pochi residenti intervistati definiscono “ridicole”.

Gli abitanti chiedono parcheggi riservati in numero adeguato e in zone adeguate; nessuna pretesa di parcheggiare sotto casa, solo richieste di buon senso. Ma il numero di stalli riservati è lo stesso della giunta Floris-Onorato. Quelli che si prevedono in aggiunta sono una. Non se ne prevedono nell’area in cui servirebbero: viale Regina Elena e Piazza Costituzione. Da dicembre sono state fatte proposte concrete per ottenere da APCOA parcheggi in viale Regina Elena. Nessuna risposta. L’unica sorpresa, di Natale, è stato l’aumento da 30 a 55 euro del parcheggio APCOA di viale Regina Elena.

Con la ZTL e la ZP gli abitanti delle aree interessate danno qualcosa alla città. E’ ragionevole chiedere delle azioni di riequilibrio, a partire da interventi sulla mobilità. Un pulmino elettrico che attraversi il quartiere, dal mercato di S. Benedetto a piazza Costituzione. E perché non immaginare un servizio di car-sharing per chi abita nella zona pedonale, magari con macchine elettriche? Per i cittadini che abbiano la necessità di essere accompagnati in auto fino alla propria abitazione si è proposto un sistema di sms gratuiti per autorizzare l’ingresso e l’uscita delle vetture di non residenti. Si adottino misure semplici ma concrete già collaudate in diversi centri storici di importanti città italiane; ad esempio, l’installazione di dissuasori a scomparsa.

Azioni di riequilibrio sono doverose sul fronte della pulizia delle strade e della raccolta dei rifiuti. In alcune vie, arbitrariamente, hanno eliminato i cassonetti. In altre si è invasi. Non sono  tollerabili le politiche “due pesi, due misure”, che continuano. Abbiamo chiesto, già dal 2010, che partisse in via sperimentale a Villanova la raccolta differenziata porta a porta. Ci pare un elemento di progresso. Perché nel 2011 si sono spesi tanti soldi per comprare 1.000 cassonetti nuovi, invece che per sperimentare il porta a porta in un quartiere che lo chiedeva?
La settimana scorsa hanno appeso dei cartelli “vendesi” a Villanova. Il trend è questo: il quartiere viene abbandonato dai residenti storici, appartenenti alla fasce popolari, e viene abitato dalla media borghesia che ha i soldi per permettersi di vivere là. Un fenomeno simile a quanto conosciuto a Castello in questi 20 anni. Non possiamo condividere scelte politiche volte a eliminare socialmente un quartiere, i cui residenti son costretti a trasferirsi nell’hinterland.  

L’amministrazione farebbe bene ad ascoltare le ragioni dei villanovesi e a decidere insieme a loro. La democrazia partecipata è un processo scientifico che fa crescere collettivamente una comunità, che porta ad assumere decisioni migliori e che produce risultati più avanzati e di progresso. Si gioca invece a dividere una comunità. Non è il percorso corretto.
Abbiamo una idea di riqualificazione del cuore della città che tiene al centro gli abitanti e che migliori la vivibilità e la fruibilità dei quartieri. Villanova non può diventare il nuovo salotto della Cagliari bene, non è una cartolina, non è un museo. Villanova è un quartiere vivo che ha diritto di vivere sempre meglio, anche attraverso un piano di rilancio del piccolo commercio e dell’artigianato, attraverso spazi e momenti di arte, cultura e socializzazione.
La pedonalizzazione può essere una misura importante per rivitalizzare il quartiere. Ma si tratta di attuarla con grande cautela e dopo aver eseguito attenti studi e simulazioni. Una ZTL e una ZP fatta male senza un’accorta progettazione, produce effetti negativi superiori ai vantaggi.

Giovannino Deriu

Segretario del Circolo Togliatti
PRC-Federazione della Sinistra

sabato 14 gennaio 2012

ALCOA CONFERMA LA CHIUSURA DELL'IMPIANTO DI PORTOVESME

Riporto integralmente un articolo Reuters sulla crisi di ALCOA in Sardegna, in quanto il vertice tenutosi a Roma si è concluso con un totale rifiuto dell'azienda di Pittsburgh di avviare un dialogo.

Nell'esprimere solidarietà alla causa degli operai in lotta per salvare il proprio posto di lavoro, cosa che se non dovesse riuscire causerebbe gravissime ripercussioni sulla già precaria economia del Sulcis, invito tutti coloro che fossero interessati ad una mobilitazione ad esporre le proprie idee al fine di poter arrivare ad attuare iniziative concrete.


Di seguito l'articolo pubblicato ieri:

ROMA (Reuters) - Il colosso mondiale dell'alluminio Alcoa ha confermato oggi l'intenzione di avviare le procedure di mobilità per l'impianto sardo di Portovesme, rifiutanto una proposta di mediazione del ministero dello Sviluppo economico.

"Il governo ha tentato una mediazione chiedendo ad Alcoa di ritirare le procedure di mobilità (per oltre 500 dipendenti), mentre si cercano soluzioni per mantenere la continuità della produzione, ma l'azienda ha rifiutato", ha detto ai cronisti Fabio Enne, della Cisl del Sulcis, aggiungendo che il governo prevede di riconvocare le parti entro una decina di giorni.

Il rifiuto di Alcoa, ha detto una nota del ministero per lo Sviluppo economico, "appare inspiegabile", anche perché il governo si era detto disponibile ad avviare un confronto, anche a livello europeo, per l'eventuale proroga dello sconto sulla bolletta energetica dello stabilimento in vigore dal 2010.

"Il Ministero solleciterà nei prossimi giorni l'azienda a riconsiderare la scelta operata e ad attivare un percorso di gestione della vertenza condiviso con istituzioni e sindacati", prosegue la nota.

Dal canto suo Alcoa ha affermato di aver apprezzato "l'opportunità" del vertice di oggi, aggiungendo però che è disponibile "fin da subito ad avviare le consultazioni nell'ambito della procedura di mobilità e parteciperà attivamente e costruttivamente per individuare le soluzioni più appropriate per le persone coinvolte e la comunità".

"Non possiamo accettare un rinvio, abbiamo rifiutato la proposta di posticipare l'inizio della procedura di mobilità", ha detto oggi a Reuters Alessandro Profili, responsabile per gli affari europei di Alcoa, aggiungendo che gli alti costi dell'elettricità non rappresentano l'unica ragione per chiudere lo stabilimento di Portovesme, uno dei più costosi del gruppo.

Profili ha detto inoltre che Alcoa non intende chiudere l'altro stabilimento che ha in Italia, quello di Fusina, vicino a Venezia, che è ben integrato nel gruppo.

"A Fusina non succederà nulla", ha detto.

Nei giorni scorsi l'azienda ha annunciato la chiusura dell'impianto sardo e di almeno un altro in Spagna citando gli alti costi energetici e i bassi prezzi dell'alluminio.
L'azienda ha già beneficiato negli anni passati di aiuti dal governo sotto forma di sconti sulle tariffe energetiche, considerati dalla Corte europea di giustizia aiuti di stato illegittimi, e quantificati in circa 295 milioni di euro.

Secondo stime di settore, nel solo 2011 le riduzioni tariffarie che hanno avvantaggiato Alcoa e altre aziende a forte impatto energetico sono costate circa 80 milioni di euro ai contribuenti italiani.

Vincenzo Scudiere della Cgil ha parlato di "irresponsabilità totale dell'azienda" e ha detto che ora "si tratta di definire quali sono le azioni che il sindacato metterà in campo" per evitare la chiusura del'impianto.

Secondo i sindacati, la decisione della Alcoa mette a rischio 1.500 posti di lavoro, compresi quelli dell'indotto.

"Un atteggiamento irragionevole, di cui prendo atto con sgomento", detto il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, dopo la riunione di oggi, in un comunicato.

"Le regole del gioco non sono solo quelle dei mercati finanziari, ma anche quelle che impongo di fare impresa nel rispetto delle ricadute in termini economici e sociali nel territorio. Non voglio pensare che a Pittsburgh (sede di Alcoa) queste regole di natura etica siano diverse da quelle che vigono in Italia".

(Massimiliano Di Giorgio, Svetlana Kovalyova)